giovedì 14 febbraio 2019

San Valentino in Giappone

Siamo donne.
E ci amiamo.
Insieme ad altre dodici coppie, siamo qui, a Tokyo, sotto il sole dell’inverno, che riscalda i cuori laddove i governanti del nostro tempo facciano di tutto per donarci gelo e patimento.
Oggi è San Valentino e siam qui per consegnare una lettera.
Una lettera d’amore.



D’amore per l’amore che ci lega.
E per il sacrosanto diritto di vederlo riconosciuto come tale.
Alla stregua di un sentimento come un altro.
L’abbiamo scritta di nostro pugno.
E l’abbiamo fatto insieme, l’una per l’altra.
Con le stesse parole, spinte dal comune sogno.
Perché talvolta capita che due amanti si rendano conto di provare le identiche cose nel medesimo istante, al punto che non serve nemmeno parlarsi per capirsi.
Nondimeno, laddove qualcuno osi mettere in dubbio tale magia, be’, allora bisogna trovare il coraggio di prender carta e penna e buttar giù a favore dei posteri le parole per dirlo.
È con questa nostra che abbiamo deciso di citare in giudizio il governo del Giappone.
Con una lettera d’amore, nel giorno a esso dedicato.
Vi chiediamo giusta e doverosa attenzione.
A quel che siamo.


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giovedì 17 gennaio 2019

Diventare maschi per papà

C’erano una volta le donne.
Ma tu leggi pure figlie.
Coraggiosamente e affettuosamente sorelle, se tutto ciò non bastasse.
Jyoti, 18 anni, e Neha, di 16, non ci hanno pensato su un minuto, in quel di Uttar Pradesh, in India.
Papà è malato, non può andare al lavoro e procurare il cibo da mettere in tavola, era stata l’amara sentenza.
Le due si sono guardate l’un l’altra, come divise da uno specchio colorato di immaginazione che sa di rivoluzionario e ardito come solo laddove sia di femminile fattura.
Via, si va in scena, quindi.



Hanno accorciato le rispettive capigliature, privando il volto dell’abituale chioma, consona alla loro attuale società.
Di seguito, hanno aperto il tutt’altro che capiente baule dei costumi a disposizione e rovistando tra di essi hanno scelto di mutare identità a fin d’amore, più che bene.
Poi, le due ragazze divenute ragazzi, per ben quattro anni si sono recate ogni giorno a tagliare barbe e baffi agli uomini del villaggio.
Ora il governo indiano ha conferito loro un’onorificenza.
E vissero felici e contente.

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giovedì 10 gennaio 2019

Le foto false di Alexandria Ocasio-Cortez

Esiste un mondo, là fuori, che non può fare a meno di mentire.
C’era una volta, già, come nelle fiabe.
E c’è ancora.
Sai la novità, tutt’altro che nuova?
Ci sarà ancora domani e domani l’altro.
Gente che deve dire bugie al prossimo.
Ma anche persone che hanno uno stramaledetto bisogno che qualcuno creda alle loro balle.
Che vada a vedere i loro puerili bluff, che li segua dietro il vicolo sciagurato dove si nascondono, che si unisca al loro delirio, avremmo detto un tempo.
Che clicchi il loro maleodorante link, che condivida il loro putrido post, che renda reale con un like la loro disgustosa visione delle cose, diciamo oggi.
I bersagli sono sempre gli stessi.
Di norma, gli ultimi del mondo da poter sfruttare, manipolare e sacrificare per il proprio personale tornaconto.
E coloro i quali si dimostrino possibili minacce concrete al rigettare odio e veleno a piè sospinto al miglior offerente.



È il caso, quest’ultimo, di una donna che forse può mettere paura allo strapotere maschile e razzista negli USA anche più di quanto possa aver fatto Obama.
Allora, non ci si deve sorprendere delle foto false su  Alexandria Ocasio-Cortez girate oggi, e del video tutt’altro che compromettente di qualche giorno fa.
Accadrà ancora.
Quel che conta è quanto pesi la verità per tutti gli altri, coloro che hanno gli strumenti e il tempo per capirla.
 

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giovedì 13 dicembre 2018

Libertà

C’era una volta Libertà.
Quella di mio marito, Amin Abofetileh, di 28 anni.
La mia.
Ovvero, Kate Yang, che di anni ne ho appena 20.
Abbiamo provato tante volte a far sì che la nostra Libertà ottenesse il certificato che le spetta, ma abbiamo raccolto solo scuse.
Dicono che, in quanto rifugiati, meritiamo di subire crimini contro l’umanità stessa.
Eppure il mio compagno è fuggito dall'Iran nel 2012 proprio per sopravvivere a un’altra persecuzione da parte del suo governo.
Pensavamo di essere in salvo.
Per questo ci siamo sposati, nel 2016, qui sull’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea.
Per noi, per l’amore che ci unisce.
E per lei, Libertà.
Nostra figlia…


storie di donne
Kate e sua figlia Liberty

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venerdì 7 dicembre 2018

Contro la violenza sulle donne sempre

C’era una volta la violenza contro le donne.
Che è violenza ancor più indegna, qualora si aggiunga la millenaria aggravante dovuta a una quantità incalcolabile di prevaricazioni e soprusi di genere.
C’era una volta, già, e c’è ancora oggi, ahi noi.
In molteplice forme, come le più pervicaci e congenite aberrazioni della cosiddetta società moderna.
C’era una volta, altresì, la lotta contro la violenza sulle donne.
Che può sembrare complicato da dire, e lo è ancor più da fare.




Perché la lotta contro qualcosa che è connaturato all’essenza della cultura, l’educazione e soprattutto del DNA di un popolo dev’essere azione quotidiana, incessante e più che mai coerente.
Esatto, coerente.
Occorre farsene carico in ogni punto cardinale del mappamondo urbano ci si trovi a transitare.
Perché quando la malattia è sociale, riguarda tutti, nessuno escluso.
E per metterci alla prova e in discussione è sufficiente porci le domande più scomode e meno eludibili.
Leggile pure come la cartina di tornasole del nostro effettivo cammino sulla via della guarigione.
Allora, a clamorosa riprova del tutto, c’era una volta una donna.
Una donna che a Roma venne picchiata sulla metropolitana da un uomo.
Difesa soltanto da un’altra donna.
Tuttavia, qualora il fatto che si tratti di una persona di etnia Rom, magari colpevole di un furto, quindi una ladra malmenata dal derubato, ti impedisca di indignarti altrettanto come in tutti gli altri casi.
Be’, perdonami, ma tu non sei affatto contro la violenza sulle donne.
Sei parte del problema.

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giovedì 29 novembre 2018

Donne uccise nel 2018

C’erano una volta le donne, queste.
Creature troppo vicine alla perfezione per esser ritenute reali.
E, per questo e altri innumerevoli meriti, assassinate dalla folle vigliaccheria di questo pazzo mondo.
C’era una volta Marielle Franco, attivista per i diritti degli ultimi, con la quale, oggi, avremmo un Brasile con qualche speranza in più di salvarsi dall’orco appena eletto.
C’era una volta Elisa Badayos, che nelle Filippine lottava per i poveri e gli invisibili.
C’era una volta Guadalupe Campanur Tapia, la quale ha dato la vita per l’ambiente e le popolazioni indigene.
C’era una volta Razan al-Najjar, uccisa a Gaza mentre vestita di bianco andava in soccorso dei bisognosi.
C’era una volta Juana Raymundo, ammazzata in Guatemala per impedirle di continuare a dar voce ai piccoli coltivatori e alle comunità native.
C’erano una volta Annaliza Dinopol Gallardo e Mariam Uy Acob, le quali, nelle filippine, sono state vigliaccamente trucidate per il loro rispettivo impegno a favore delle popolazioni locali e dei musulmani discriminati.
C’era una volta Juana Ramírez Santiago, colpita a morte in Guatemala mentre si ergeva quale portavoce delle donne indigene.
C’era una volta Su’ad al-Ali, uccisa in Iraq per aver cercato di difendere i diritti delle donne come lei e dei bambini.
E c’erano una volta altrettante eroine sconosciute ai più, costrette ad abbandonare l’inquadratura vivente troppo presto.
Prima di fare altri doni all’umanità.
Che siano storie raccontate, che siano esempi seguiti.
Che siano, per sempre, ricordate.

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giovedì 22 novembre 2018

Le donne sono galassie

C’era una volta una donna.
O, meglio, c’era una volta una galassia.
Non una stella, magari da ammirare in lontananza senza comprenderne appieno il valore.
Neppure un sopravvalutato pianeta di classe M, come sosterrebbe il compianto Spock.
E neanche una cometa di passaggio, con cui trascorrere un istante, rinunciando all’inestimabile dono del comune ricordo.
Perché la vera ricchezza del cielo consiste nel tempo, giammai nello spazio.
Già, il tempo, ovvero il singolo giorno in cui una bambina levò il capo verso il firmamento di luce e nuove prospettive e fece la sua scelta più importante.
Da grande, malgrado quel che suggeriscano le aberranti gerarchie di genere dell’epoca in cui vivo, io sarò un’astrofisica.
Perché io sono nata oggi, ma al contrario di chi si ostina a restare indietro, vivrò nel luogo chiamato domani.
C’era una volta una ragazza, quindi.
Ovvero, c’era una volta Burçin Mutlu-Pakdil, colei che a un arazzo di astri e speranze ha dato il proprio nome.
Perché le donne sono galassie che hanno il coraggio di scoprire se stesse.
E la generosità di condividere la propria luce con il mondo.

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giovedì 5 luglio 2018

Coraggio di donna

È così che rammento il mondo di ieri.
È così che lo vedo oggi.
È così che lo immagino domani.
Una donna coraggiosa e indomita che supera ogni limite per dare alla luce una speranza.
Una donna che si appoggia a un’altra.
Che sta lì, ferma, immobile malgrado i volubili deliri del potente di turno.
Che si arrampica su di essa.
Come una sorta di memoria condivisa.
La parte nobile della storia comune che va difesa.
Riportata all’attenzione di tutti.
Rimessa al centro della comunità a rischio.
Ecco, quindi, la visione che fu.
Ecco, perciò, la visione moderna.
Ed ecco, allora, la visione futura.
Una donna senza paura che sfida i confini dell’ottusità.
Sarebbe ora, nell’istante in cui le manette ai polsi stringono di più, di non farla più sentire sola…

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giovedì 28 giugno 2018

Questo è solo l’inizio

Alexandria Ocasio-Cortez è un’attivista e politica statunitense. Il 26 giugno ha vinto le primarie democratiche del quattordicesimo distretto congressuale di New York, in quella che è stata descritta come la più inaspettata sorpresa nelle elezioni di medio termine di quest’anno.
Quello che segue è uno stralcio del discorso fatto ai propri collaboratori in seguito al sorprendente risultato:

Questa vittoria appartiene a ogni singola persona in questa stanza.
Ciascuno di voi ha cambiato l’America, stasera.
Questa non è la fine, questo è l’inizio.
Il messaggio che abbiamo inviato al mondo, stasera, è che non va bene mettere i finanziatori prima della tua comunità.
Il messaggio che inviamo è che assistenza medica per ogni cittadino in America è ciò che meritiamo come nazione.
Ciò che abbiamo dimostrato stasera è che nella più profonda oscurità che si possa percepire nel nostro ambiente politico c’è ancora speranza per questa nazione.
Voi avete dato a questo paese speranza.
Voi avete dato prova che quando bussi alla porta dei tuoi vicini, quando vai da loro con amore, quando dimostri che in ogni caso tu ci sarai, sari lì per loro, noi possiamo operare il cambiamento.
Questa nazione non è mai stata senza rimedio.
Mai priva di speranza.
Non è ancora troppo danneggiata per essere rimessa a posto.
Noi saremo qui e sconvolgeremo il mondo nei prossimi due anni.
Non possiamo fermarci qui.
Questo è solo l’inizio.
Non posso farcela da sola.
Noi siamo qui per portare un’onda di cambiamento
.

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venerdì 22 giugno 2018

Mio figlio deve mangiare

C’è la collega deputata che sta parlando…
Sì, però mio figlio deve mangiare.
Siamo in un parlamento…
Certo, a ogni modo mio figlio deve mangiare.
Stanno effettuando proprio in questo momento le dichiarazioni di voto…
Lo so bene, ma mio figlio deve mangiare.
Questa è un’assemblea importante, dove si prendono decisioni importanti…
Sicuro, ma mio figlio deve comunque mangiare.
A qualcuno tra i colleghi potrebbe dar fastidio…
Scherzi?
Qualcuno tra loro potrebbe richiamarti al decoro e l’ordine del luogo…
Sul serio?
Del ruolo…
Davvero?
Tu sei una parlamentare eletta dal popolo, un’onorevole…
Così è, ma – ha dichiarato Karina Gould, ministro per le democratiche istituzioni del governo canadese - non c’è alcuna vergogna nell’allattare mio figlio, e mio figlio deve mangiare.

giovedì 14 giugno 2018

Elisabetta Cortani Tavecchio e il peccato dell'età

C’era una volta un paese per vecchi, s’è detto.
C’era una volta altresì un paese per tutti, fuorché le donne.
Laddove poi costoro avessero goduto del privilegio del presunto sesso forte.
Be’, allora, c’era una volta il peccato dell’età.
Femminile
Giacché, come rivela il britannico guardiano della stampa, c’era una volta un paese dove secondo la procura avresti potuto molestare qualcuno e passarla liscia, allorché la tua vittima fosse ritenuta abbastanza anziana da non farsi intimidire…

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